Marco Rossi ha rilasciato un’intervista al Secolo XIX, sulla promozione in A e sulla stagione vissuta dal suo punto di vista
Marco Rossi, leggenda rossoblù col numero 7 sulla schiena e ora club manager del Genoa, è tornato sulla promozione e ha fatto un bilancio sulla stagione del Grifone sulle colonne del Secolo XIX. Ecco le dichiarazioni di Rossi.
PROMOZIONE DA GIOCATORE E DA DIRIGENTE. “Ho avuto le stesse reazioni, ad esempio non ho dormito la sera prima della partita. Però, poi, da giocatore ha la possibilità di scaricare tutta l’adrenalina. Da dirigente no, vorresti essere lì in campo a giocare. E a vivere una gioia come quella“.
SULLA STAGIONE. “Le parole di Zangrillo e di 777 Partners mi avevano dato fiducia, la società ha lavorato bene e ha creato i presupposti per risalire subito. Poi ci sono stati momenti difficili, però li abbiamo superati, tutti insieme. È stata una grande impresa tornare subito in alto, non è mai facile. Il Napoli di De Laurentiis rimase 2 anni in C1 prima di essere promosso“.
SU GENOA-ASCOLI. “Ricordo il vantaggio del Bari a Modena, noi che andiamo sul 2-0 ma poi sbagliamo il rigore per chiuderla. Poi l’Ascoli accorcia ed ecco arrivare l’ostacolo. poi, all’improvviso, il boato della nostra gente, il pareggio del Modena. Me lo porterò dietro per sempre al pari di altre vittorie“.
SU GUDMUNDSSON. “Quando lo guardavo in allenamento pensavo: ‘Se fa queste cose anche in partita ci dà un bel vantaggio’. Gila è stato bravo a dargli la libertà che gli serviva e il ruolo giusto. Poi Albert ha fatto la differenza“.
SU GILARDINO. “Stamattina sono arrivato a Pegli alle 8:15, lui era già lì a guardare i video del Bari…quante volte ci siamo trovati al mattino prima delle partite, i primi ad alzarci per fare colazione. Dopo l’Ascoli lo vedevo ancora teso e mi è venuto spontaneo chiedergli come facesse ad assere ancora così dopo una promozione in A, lui che ha vinto Champions e Mondiale. Mi ha risposto che era la vittoria più importante per lui“.
SU CRISCITO. “Gli consiglio di godersi quest’ultima partita, ha una grande fortuna: quella di giocarsi l’ultima gara con la maglia del Genoa nel suo stadio, nel giorno della promozione in Serie A. A me non capitò, io giocai l’ultima 4 mesi prima, a Palermo. Poi decisi di smettere, ma tutto sommato mi andò bene: i tifosi mi salutarono in Piazza De Ferrari e poi ritirarono la maglia numero 7“.
SU OTTOLINI. “Persona seria, competente, umile. Conosce i giocatori e sa restare lucido anche nei momenti difficili. Ogni giorno abbiamo parlato dell’ambiente, ha voluto conoscere ogni aspetto dei genoani ed è rimasto impressionato da come i tifosi hanno accompagnato la squadra“.



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