Ekuban: “Giocando con umiltà si è più utili alla squadra”

Il Secolo XIX intercetta Caleb Ekuban per una lunga intervista dopo il suo gol, bellissimo e decisivo, contro il Lecce

ekuban

Lunga intervista dell’uomo del momento in casa Genoa, Caleb Ekuban, al Secolo XIX. Ecco le dichiarazioni del match winner del Grifone contro il Lecce.

SUL GOL CONTRO IL LECCE. “Ho colpito d’istinto, avevo visto alle mie spalle una macchia bianca, un giocatore del Lecce e così ho colpito senza pensarci troppo. Ho visto la palla in rete. E quel boato, indimenticabile, fortissimo. Emozionante, da brividi. In carriera mi era già capitato di fare gol in un modo simile, preliminare di Europa League, giocavo nel Trabzonspor: lo feci allo Sparta Praga ma giocavamo in uno stadio praticamente vuoto. Così, con quel boato dei 34mila tifosi, è tutta un’altra cosa“.

SU GILARDINO. “Conta tanto, con i suoi consigli mi ha migliorato. E poi uno come lui potrebbe essere ingombrante per quello che è stato e che ha vinto. Invece è umile e ci chiede di essere umili anche in campo. Perché giocando con umiltà si vincono più dribbling, si fanno più gol, si vincono più contrasti. E si è più utili alla squadra“.

SULL’ESULTANZA. “Ho provato un sentimento di rivalsa, finalmente sto bene, mi sento tranquillo dal punto di vista mentale e quando sto così riesco a essere molto più utile alla squadra“.

SULLE CRITICHE E I DETRATTORI. “Non li conosco e non mi importa. Diverso sarebbe stato se fosse stato detto da persone che conosco o che lavorano con me. Invece così non ci posso fare niente, non ci penso. La rivalsa è fra me e me. Cerco sempre di essere la miglior versione di me stesso, so di non essere ancora riuscito, da quando sono al Genoa, a dare la miglior versione di me stesso, mi sento nella fase della rivalsa perché adesso ci sto riuscendo“.

SULLA PIAZZA E IL SOSTEGNO DEI TIFOSI. “Lo sentiamo, è un grande stimolo per noi. E anche all’interno c’è un gruppo molto solido, la voglia di credere in noi aumenta sempre di più. C’è un grande supporto nei nostri confronti, tutto è apparecchiato per farci rendere al meglio. E l’impressione che diamo all’esterno è quella di una sinfonia. Sappiamo di essere un gruppo valido e forte, grazie al lavoro dello staff tecnico“.

SUGLI EPISODI DI RAZZISMO NEL CALCIO. “Quando giocavo nel Sudtirol un avversario mi insultò, l’arbitro intervenne e lo mandò fuori. Poi venne squalificato per dieci giornate. Nel mondo del calcio e soprattutto nel mondo di oggi si passa dalla presa in giro massima all’atto razzista in pochissimo tempo, entrambe sono cose da condannare allo stesso modo. Poi c’è la sfera personale che influisce sulle reazioni: nel mio caso sono sempre riuscito a gestire o sorvolare su atteggiamenti simili. Ma è giusto condannare questi comportamenti tanto quanto supportare la reazione di Maignan“.

 

 

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