Nell’edizione odierna del Secolo XIX c’è una lunga intervista al difensore messicano del Genoa Johan Vasquez, il ragazzo sogna di mettere le proprie radici a Genova.
Ha appena prolungato il contratto per altri tre anni. Cosa rappresenta per lei questo rinnovo e come s’immagina il suo futuro?
“Prima di tutto voglio ringraziare la società Genoa, i compagni, il mister, la gente per la fiducia nei miei confronti. Mi immagino di restare tanti anni qui in Europa e, se posso col Genoa, è meglio. Qui mi trovo benissimo, la città mi piace molto, esco spesso con la mia famiglia ed è una cosa che in Messico non facevo mai: prima mi allenavo, arrivavo a casa e basta. Ora invece mi piace andare in giro con la mia bimba e mia moglie”.
Cosa le piace fare a Genova? C’è un luogo a cui è più legato?
“Mi piace passeggiare, partendo da Carignano fino in centro. C’è un bar di fronte al Melia dove prendo il caffè o qualcosa da bere. Mi sento genovese, ma vorrei diventarlo ancora di più. E il secondo anno che sono qua, ma m’immagino tanti altri anni a Genova anche se nel calcio cambia tutto velocemente”.
Quanto è cresciuto dal suo arrivo in Italia nel 2021?
“Tantissimo come calciatore e come persona anche di più. Prima ero un uomo con la testa un po’ chiusa. Quando arrivi in un altro Paese devi aprirti alla nuova cultura. lo, invece, quando sono arrivato volevo parlare solo spagnolo e chiedevo che in campo mi traducessero tutto.
Ma a volte non è così. Ciò mi ha aiutato a crescere sia come persona che come calciatore”.
Nei giorni scorsi aveva avuto un piccolo affaticamento. Ora come sta? È pronto ad affrontare l’Inter?
“Sto bene, non so se gioco ma sono pronto”.
Come vi state preparando alla sfida contro la corazzata nerazzurra?
“E una sfida che si prepara da sola per le motivazioni che ti dà questo tipo di avversario. Giochiamo contro la capolista, ma anche noi stiamo facendo bene in difesa. Sarà una bella gara”.
Il fatto di essere stata l’unica squadra di A a fermare l’Inter negli ultimi due mesi vi dà più fiducia in vista di lunedì?
“Da un lato sì perché, se ci crediamo, significa che possiamo fare risultato, dall’altro però non dobbiamo pensare che avendo pareggiato all’andata torneremo da San Siro con un risultato positivo. Quello è il passato, dobbiamo pensare al presente”.
Al Mondiale il suo Messico sfidò l’Argentina di Lautaro Martinez. Che impressione le ha fatto dal vivo e come si ferma un attaccante così forte?
“L’ho affrontato anche due anni fa a Marassi quando pareggiammo 0-0 e poi con la Cremonese. E un attaccante fortissimo, sa sempre dove stare, dobbiamo cercare di restargli vicino, ma non troppo perché lui ti può spostare col suo corpo, fisicamente è molto forte, infatti lo chiamano loro. Possiamo fermarlo solo aiutandoci e stando tutti insieme”.


