Junior Messias si racconta a 360 gradi ai microfoni dell’edizione genovese di Repubblica. Ecco le dichiarazioni del numero 10 del Genoa nella lunghissima intervista al quotidiano.
MESSIAS SUL SUO RUOLO. “Gioco dove c’è bisogno, gli allenatori conoscono la mia capacità di adattarmi e la sfruttano, ma io mi schiererei dietro le punte. Credo che quello di trequartista sia il ruolo che più si confà alle mie caratteristiche. Ed è lì che mi faceva giocare Stroppa a Crotone“.
L’ARRIVO IN ITALIA. “È bello non porsi limiti, ogni volta che salivo una categoria mi domandavo se fossi stato all’altezza. È stato così nel primo anno di Eccellenza come in A. Sono partito dai campionati Amatori e sono arrivato a fare gol in Champions. Ero tifoso del Cruzeiro ma non ci ho mai giocato. È una balla che non so chi abbia messo in giro. Io non ho mai fatto scuola calcio, ho sempre e solo giocato per strada. Mio fratello Douglas c’era dal 2003, mi ha convinto assicurandomi che c’era la possibilità di guadagnare qualche soldo. All’inizio è stata dura, lavoravo nel cantiere dove lui faceva il muratore. Da muratore passo ad un’azienda di elettrodomestici, addetto alle consegne. A Torino e in tutta la cintura“.
L’INIZIO DELLA CARRIERA. “Inizio a giocare in una squadra composta da sudamericani, quasi tutti peruviani, che partecipa al campionato Uisp. I fratelli Vargas li posso a tutti gli effetti considerare la mia seconda famiglia. Al Casale in Eccellenza faccio 21 gol in 32 partite e mi acquista il Chieri che vince la Coppa Italia di Serie D. In estate arriva la chiamata della Pro Vercelli in B ma vengo bloccato dal regolamento che prevede che nei professionisti non possano approdare gli extracomunitari che arrivano dai dilettanti a meno che non abbiano vinto il campionato di D. La società fa ricorso, la Federazione sarebbe anche d’accordo ma a mettersi di traverso è la Lega di B. Così resto sei mesi ad allenarmi senza giocare e poi firmo per il Gozzano. Vinciamo il campionato al primo colpo e poi ci salviamo in C“.
IL GOL IN CHAMPIONS. “Al Metropolitano, uno stadio che è un gioiello. Se non vincevamo, eravamo fuori: entrai al 78’, segnai di testa a tre minuti dalla fine. Saltai due avversari e allargai verso Teo Hernandez che la diede in profondità per l’inserimento di Kessié e sul cross mi feci trovare al posto giusto. Ricorderò quel gol per tutta la vita e non lo dimenticheranno anche i milanisti. A fine gara piangevo: dall’Uisp al gol decisivo in Champions, un sogno! Mi è venuto ad abbracciare Ibrahimovic. Ma non diciamo che Ibra era commosso altrimenti mi uccide… Chi non lo conosce non può immaginare che personaggio straordinario sia. Grande umanità e incredibile simpatia“.
SUL FUTURO. “Due o tre anni alla grande e poi smetto. Il calcio stanca, i 2 anni al Milan non sono stati facili. Anzi, all’inizio molto complicati. C’erano anche stati dei tifosi che mi avevano minacciato: guai a te se vieni al Milan. Sono abituati a giocatori con un pedigrée importante, venivo dal Crotone e sino a pochi anni prima giocavo in Eccellenza e in D. Posso però dire con soddisfazione che alla fine hanno apprezzato il mio lavoro“.
SULLA STAGIONE IN CORSO. “C’è un gruppo unito e i tifosi ci sono sempre vicini, sentire che la gente ti vuole bene per un calciatore è il massimo. C’è armonia, in un ambiente così si può lavora bene. E i risultati ci stanno dando ragione“.



Eggia’ stanca un sacco, meglio un bel lavoro da impiegato di concetto 😎😎😎😎
Beh, se me lo dicevi prima ti lasciavo il mio posto in fabbrica visto che il calcio stanca
Vieni a fare muri che rilassa😂😂
🤣🤣 roba da cenoa.
Piccino… il calcio stanca….