Malinovskyi: “La caviglia è guarita, ma non forzerò il rientro”

Malinovskyi: "Mia figlia mi ha visto che faticavo a casa dopo essere tornato dall’ospedale e mi ha detto: “Papà devi smetterla con il calcio, ti fa male”"

malinovskyi

Ruslan Malinovskyi, centrocampista del Genoa reduce da un grave infortunio a Venezia e ora sulla via del recupero, ha parlato in un’intervista al Secolo XIX. Ecco le sue parole.

SUL RIENTRO. “Posso dire solo che sta andando tutto bene, che la caviglia è guarita e con l’aiuto dello staff sto lavorando senza sosta. Però per tornare in campo devo sentirmi al cento per cento. Forzare il rientro? No, perché anticipare, correre un rischio non avrebbe senso. Possono servire due settimane, un mese o un mese e mezzo. Molto dipenderà dalle risposte che avrò dal campo. Però non vedo l’ora di tornare a giocare. Cosa vorrei al rientro? Mi piacerebbero un gol e un assist ma la cosa più importante è la vittoria della squadra. Sogno di giocare la partita del mio rientro e di concluderla senza avere alcun problema fisico. Perché sarà banale dirlo ma una cosa l’ho imparata. Che la salute è la cosa più importante“.

SULL’INFORTUNIO. “Ecco, userei un termine diverso: non è stato un infortunio ma un incidente. Di quelli che ti puoi procurare camminando per strada, magari inciampando in una buca. Poi certo, mi ricordo il silenzio che è calato all’improvviso dentro lo stadio. Ero proprio sotto la curva del Venezia, si sono accorti subito di quello che era successo. Mi ricordo il senso di panico, la sensazione che fosse tutto finito guardando la caviglia ridotta in quello stato. Ecco, non mi ricordo un particolare dolore, solo un po’ di fastidio. Ma la sensazione di panico, quella sì. Vedere quella roba, è mentalmente difficile da accettare“.

SULLA PAURA DI SMETTERE. “Sappiamo che ci sono esempi di giocatori costretti a fermarsi dopo incidenti gravi, dopo diverse operazioni. Io sinceramente no, non ho mai avuto paura di non farcela. Probabilmente mi ha aiutato il fatto di essermi rotto il crociato ai tempi in cui giocavo nel Genk. Sono rimasto fuori per otto mesi, sapevo già che solo con il lavoro costante e quotidiano si può venire fuori da un infortunio così grave. Mia figlia mi ha visto che faticavo a casa subito dopo essere tornato dall’ospedale e mi ha detto: “Papà devi smetterla con il calcio, ti fa male”. È piccolina, era in pena per me. Per me il calcio è bellissimo e un’altra cosa l’ho imparata. Non mi piace guardare le partite dalla tribuna. Mi manca tanto la partita con i miei compagni. E non vedo l’ora di rientrare“.

SULLA GUARIGIONE. “Devo ringraziare prima di tutto il professor Santolini che mi ha operato, poi lo staff medico del Genoa che ha continuato a lavorare con me anche quando era il momento di andare in ferie. Quando ho tolto la vite e i punti, erano passati più o meno due mesi, mi sono posto come obiettivo di vedere come andava settimana dopo settimana. Non giorno dopo giorno, perché uno può andare bene e l’altro male, serve più tempo per fare un bilancio. Ho bisogno di trovare l’equilibrio giusto, per non rischiare nuovi infortuni. Abbiamo una lista lunga di obiettivi da raggiungere, la maggior parte sono a posto“.

SUL CAMPIONATO. “Guardate il Frosinone dell’anno scorso, di questi tempi era tranquillamente salvo e invece è retrocesso. La Serie A è così, non puoi concedere nulla. Adesso abbiamo una serie di scontri diretti, a cominciare dalla partita di lunedì con il Monza. E non dobbiamo regalare nulla, sono sfide importantissime. Il vero campionato inizia dopo 25 giornate, ormai ci siamo“.

 

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1 anno fa

Guarisci bene

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1 anno fa

Anche perchè a farsi male è un attimo….*

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1 anno fa

Noi ti aspettiamo con tutto il ❤️

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1 anno fa

Con comodo tranquillo 😂😂😂😂😂😂 giusto così

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1 anno fa

Sua figlia ha ragione.

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