ESCLUSIVA – Zetulayev: “Io, il Genoa e quella volta che nascosi un infortunio a Gasp”

Prima di Shomurodov, Uzbekistan per il Genoa voleva dire Zetulayev: l'intervista esclusiva all'ex Grifone, oggi allenatore

zetulayev

A cura di Gabriele De Pandis

Tra i nomi del primo Genoa di Gian Piero Gasperini ci fu anche Ilias Zetulayev. L’uzbeko, ora allenatore, arrivò in prestito dalla Reggina nella Serie B 2006/2007. Anche se le apparizioni furono soltanto 12, i mesi sotto la Lanterna furono significativi per l’ex attaccante: “L’esperienza di Genova fu formativa a livello umano. Arrivai grazie a Gasperini, mi portò dopo una buona stagione al Crotone. Per me era un grande onore, un grande privilegio. Il Ferraris ĆØ uno degli stadi più belli dove io ho giocato, era sempre pieno e si respirava calcio puro“.

Un errore di gioventù complico irrimediabilmente il suo approccio al mondo rossoblu: “Al primo giorno di allenamento o il secondo, la squadra non era neanche completa, mi feci male -rivela Zetulayev-. Nascosi l’infortunio per giocare in Coppa contro la Fiorentina. L’infortunio era all’adduttore e si rivelò complesso. Persi un mese di preparazione e quando tornai in campo non avevo il ritmo giusto. Da lƬ andai in difficoltĆ  e giocai solo 2-3 partite da titolare. A gennaio poi arrivò Di Vaio per centrare il salto in A e io andai a Vicenza. Genova e quel periodo mi hanno insegnato tanto“.

Parlare di Gian Piero Gasperini ĆØ nominare uno degli spiriti guida dell’oggi allenatore Zetulayev: “Gasperini ĆØ stato il mio primo allenatore in Italia. Mi ha influenzato molto anche come allenatore, ho preso suoi spunti, mi ha insegnato a lavorare sodo, i suoi allenamenti erano vasti, belli e pesanti. Con lui ho capito come non aver paura contro nessun tipo di avversario. Ora cerco di far capire ciò ai miei ragazzi. Umanamente mi ricordo che era abbastanza rigido, con lui devi essere forte mentalmente“.

Il percorso da Crotone a Genova fu percorso anche da Ivan Juric. L’uzbeko parla cosƬ dell’oggi tecnico atalantino, legato indissolubilmente al Genoa da centrocampista e mister: “A Crotone giocava largo a sinistra nel 3-4-3, io ero avanzato. Non era bellissimo da vedere esteticamente ma era molto pratico, utile e tosto. Fisicamente era magro ma era sempre a mille e sapeva come coprire lo spazio e il campo. Mi trovai benissimo con lui“.

Il presente di Ilias Zetulayev ĆØ figlio di un cambiamento repentino. Zetu, di casa in Abruzzo. L’ex attaccante ĆØ passato dai risultati portati a casa al “suo” Cupello, portato in Eccellenza dopo gli ultimi anni da calciatore, alle pressioni del massimo campionato del suo Uzbekistan, paese in cui di fatto ĆØ stato un pioniere del calcio a poco più di 15 anni. Nel 2001, si aggregò alla Primavera della Juventus allenata da Gian Piero Gasperini e poi, in carriera, ha vestito le maglie di Reggina, Crotone, Genoa, Vicenza, Verona, Torino, Lanciano e Nova Gorica. Zetulayev ĆØ stato scelto nell’aprile del 2024 dal Bunyodkor, club storico che rischiava la retrocessione.

Zetu racconta il suo ritorno in Uzbekistan a Tashkent, cittĆ  di 3 milioni di abitanti e cuore economico del paese che secoli prima era uno snodo della via della seta: “La chiamata del Bunyodkor ĆØ arrivata all’improvviso. La squadra ĆØ tra le più gloriose del Paese e professionisti planetari come Rivaldo, Edmilson e Zico e Scolari, in panchina, sono passati da qui. Non potevo rinunciare ma mi chiedevo se riuscissi a reggere un peso cosƬ. La fede mi ha aiutato tanto, sentivo una pace nel mio cuore da parte di Dio, lui mi aiuta a farcela e grazie a lui il percorso sta andando bene. Nel mio staff ci sono Alessandro Spinoglio e Carlo Bertone, con lo staff di Italiani stiamo creando un lavoro interessante. Ora mancano 9 giornate alla fine, siamo quarti in classifica con una squadra giovane, il nostro obiettivo ĆØ migliorarci“.

Visitando il centro sportivo del Bunyodkor si respira calcio: attrezzature, foresteria e uno stadio, il Milly Stadion, moderno e avveniristico, che ospita anche i match della Nazionale. Nel paese centroasiatico, arrivare dalla scuola italiana porta delle aspettative, ma gli oneri sono anche onori: “Abbiamo vissuto questo percorso in sofferenza all’inizio -confessa l’allenatore-. C’ĆØ tanta curiositĆ , siamo italiani e in questo includo anche me. In Italia mi considerano uzbeko, in Uzbekistan sono visto come italiano. Sono un cittadino del mondo. Oltre alla curiositĆ  c’ĆØ invidia da parte delle persone locali. Le competenze che acquisisci in Italia sono molto profonde sia a livello tecnico-tattico sia di preparazione atletica. Con il lavoro stiamo esportando un metodo e anche i dirigenti vedono risultati. Il mio preparatore atletico si ĆØ adattato bene e con pazienza mettiamo dentro le nozioni. Quando porti qualcosa di nuovo, qui sconosciuto, porta attriti. Abbiamo condiviso il nostro lavoro in una conferenza tra allenatori e preparatori. Stiamo entrando nel tessuto sociale uzbeko e siamo apprezzati“.

In Uzbekistan, l’interesse per il calcio ĆØ in forte crescita grazie alla qualificazione della nazionale alla Coppa del Mondo. L’opera ĆØ una pietra miliare di un progetto voluto dallo stato sin dal 2018. Il presidente Mirziyoyev ha aperto accademie calcistiche in 14 regioni e la nazionale, prima guidata dall’ex Sampdoria Katanec poi dimissionario a gennaio per motivi di salute, ha festeggiato l’accesso al mondiale nordamericano il 12 giugno battendo 3-0 il Qatar. Zetulayev commenta: “Non ĆØ un caso. L’allargamento (con 8 posti garantiti all’Asia, ndr) ha agevolato molto: sgomitare con Iran, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita e Australia non era facile. Ci sono però anche altri fattori. Molti giocatori ora giocano in Europa. Oltre Khusanov e Shomurodov, ci sono elementi che giocano in Turchia e Russia. Anni fa era impensabile. Katanec era un allenatore top per queste dinamiche. La struttura sta lavorando molto. Per 10-15 anni il futuro ĆØ ben assicurato“.

Il discorso poi si sposta su un tema che occupa tanti discorsi anche in Italia: “Ci sono tanti talenti che giocano per strada. Giocare per strada ĆØ una frase fatta? Solo se non approfondisci. Servono strutture e bravi insegnanti? Per giocare in strada intendo lasciare la libertĆ  ai giovani di prendere le decisioni, proteggere i più deboli, giocare a volte 5 contro 4, senza tattica e con situazioni particolari. Quest’aspetto ĆØ fondamentale per far nascere il talento. Ho giocato con Zidane e Del Piero. Il primo sta facendo dei progetti per incentivare i ragazzini a giocare in strada. Quando lo vedevo giocare il suo stop e la sua visione di gioco era quella di un artista. Questi concetti, i passaggi senza guardare, s’imparano giocando per strada e nelle parrocchie. Serve meno tatticismo, meno schemi. Fino a una certa etĆ  abolirei risultati, iper-tatticismo e ingerenza dei genitori. Il calcio ĆØ malato da questo punto di vista“.

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6 mesi fa

l’infortunio fu prenderlo….

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6 mesi fa

Ciaoo Zetuā¤ļøšŸ’™

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6 mesi fa

@follower e voi ve lo ricordate?

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