Andrea Bianchi, responsabile della Scuola Calcio del Genoa, ha parlato al Secolo XIX degli esordi nelle giovanili del Grifone di Ekhator e Fini, entrambi a segno nell’ultima partita dell’Italia U21. Ecco le sue parole.
BIANCHI. “Per Fini organizzammo una partitella con la sua squadra, la Nuova Oregina: nel primo tempo vincevamo 6-7 a 0, ma lui non c’era. Poi arrivò un ragazzino di corsa sulla scaletta che porta al campo: era Seydou. FinƬ 8-7 per il Genoa, i 7 gol loro li fece tutti lui. Aveva uno strapotere incredibile rispetto ai coetanei. Segnava con facilitĆ impressionante. Di Ekhator ci colpƬ la facilitĆ di corsa, la capacitĆ di ribaltare un’azione difensiva in una offensiva. Fini ha sempre giocato con ragazzi di 1-2 anni più grandi, Jeff ha avuto una crescita più graduale. Era anche un discorso mentale: Seydou aveva giĆ la testa di chi vuol fare il calciatore, Ekhator la prendeva più come un gioco, come ĆØ giusto che sia. Seydou ha sempre giocato in attacco e poi da ala. Mentre Jeff ogni tanto ci chiedeva di giocare in difesa ma poi lo mettevi lƬ e dopo poco diceva: ‘ma io sono un attaccante!’. All’ inizio giocava più sulla fascia, poi ĆØ esploso fisicamente ed ĆØ diventato più centravanti. Ho imparato da Maselli, Perotti, Mainetto. Lavorare con i giovani del Genoa per me ĆØ stata una chiusura del cerchio. Qui ho ritrovato Murgita, Chiappino. Ć una tradizione che continua e trasmette genoanitĆ ai ragazzi. Il merito ĆØ soprattutto dei responsabili del settore giovanile, prima Sbravati e ora Trapani. Un aspetto su cui noi puntiamo molto ĆØ la socializzazione, l’integrazione. Nella nostra Scuola Calcio ci sono sempre più ragazzini nati all’estero o di origini straniere e per noi trasmettergli dei valori ĆØ importante quanto la tecnica. Ekhator e Fini sono bravi ragazzi. Di Seydou ricordo un episodio. Il sabato alleno un team di giovani disabili, lui era giĆ nel giro della prima squadra e una volta a sorpresa ĆØ venuto al campo per giocare con loro“.


