L’ultima partita del Genoa in casa della Roma risale a poco meno di un anno fa: era il 17 gennaio 2025. All’Olimpico si giocava di venerdì sera e il clima lasciava presagire una sfida complicata. Così è stato: la gara si è chiusa sul 3-1 a favore dei giallorossi.
Ma quella notte, oltre al risultato, ha raccontato una storia che va oltre il tabellino. È la storia di Patrizio Masini: quella sera debutta da titolare a centrocampo un ragazzo arrivato al Genoa a soli dieci anni, cresciuto nel settore giovanile rossoblù. Masini non è un predestinato: ha viaggiato tra Serie C e Serie B. Ha affrontato un infortunio grave che ha messo a rischio la sua carriera e lo ha riportato a Genova per la riabilitazione.
Nell’estate del 2024 si presenta al ritiro del Genoa in punta di piedi ed in punta di piedi viene confermato da Alberto Gilardino, poi arrivano le prime presenze con quella maglia sudata fin da bambino. Fino alla notte dell’Olimpico. Il 17 gennaio Masini scende in campo davanti a oltre 60 mila spettatori e, come ha sempre fatto, gioca dando tutto per la maglia che indossa.
La notte di Masini
Al 25’ è la Roma a passare in vantaggio con Dovbyk. Il Genoa incassa, ma non si spegne, al 33’ arriva il momento che resta impresso nella memoria: Masini segna il suo primo gol in Serie A. Un gol che non colpisce per la difficoltà del gesto tecnico, ma per ciò che rappresenta. L’esultanza dice tutto: Patrizio corre con le braccia aperte, gli occhi lucidi, travolto dall’emozione. Quest’immagine che ha segnato i tifosi genoani, e non solo. Patrizio incarna un’idea di calcio sempre più rara: quella dell’appartenenza, dell’amore autentico per la squadra che rappresenti. Un calcio che sembra non esistere più, ma che, per una notte, all’Olimpico, è tornato a farsi vedere.


