Stefano Sabelli, fresco di rinnovo fino al 2028 e dalla grande prestazione in Genoa-Sassuolo, ha concesso una lunga intervista a Il Secolo XIX. Ecco le sue parole.
Sabelli: “De Rossi come Leonida. Devo registrare il marchio Sabellao”
“Il soprannome Sabellao è diventato un marchio, lo devo registrare. Il primo a chiamarmi così fu l’ad Blazquez dopo un 2-2 con il Napoli in cui giocai molto bene e da lì ha iniziato a spopolare. Mi fa ridere, lo prendo con simpatia, amo scherzare, anche su me stesso. È il soprannome che ha preso più piede ma ce ne sono anche altri: Sabellingham risale a un paio d’anni fa, una volta in cui giocai a centrocampo mi pare. Fino a 12 anni nelle giovanili della Roma giocavo da 10. Ero un talento, poi gli altri sono cresciuti, erano tutti fenomeni. E grazie a mister Massimo Lana ho scoperto il mio ruolo da terzino. A Roma studiavo Cafù, il migliore al mondo in quella posizione. Il tacco per Messias? Non ci ho pensato, era la cosa più semplice da fare, mix di coraggio, spensieratezza, lucidità. Rissa all’intervallo col Sassuolo? Sono dispiaciuto per Berardi, che conosco benissimo e con cui ho parlato a fine partita, e per Ellertsson: basta guardare il video, sono cose che succedono, non tali da giustificare il doppio rosso. A Pisa Mike ci mancherà tanto. Rinnovo? Credo sia un riconoscimento sportivo e per la persona che sono stato con tutti qui al Genoa in campo e fuori. Sono felice, posso continuare un percorso importante. De Rossi mi ricorda Leonida. Ha un’aura fantastica, è credibile in quello che dice. Incarna in modo perfetto la realtà del Genoa, si trova con i tifosi. A Roma mi allenavo con lui in prima squadra e suo padre Alberto mi ha avuto nelle giovanili“.
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