L’amico del tecnico rossoblù ha parlato della carriera e dell’ultima stagione del Gila ai microfoni de Il Secolo XIX
Quando si guarda agli esordi di Alberto Gilardino non si può fare a meno di citare il nome di Luca Prina: una persona che lo conosce da trent’anni e già da tempo era a conoscenza delle potenzialità del tecnico rossoblù. Queste le sue parole ai microfoni de Il Secolo XIX.
QUANDO L’HA AVVISATO CHE AVREBBE ALLENATO LA PRIMA SQUADRA DEL GENOA: “Non voglio sembrare presuntuoso, ma non mi sorprese la notizia. Sapevo quali erano le sue idee di gioco e le sue opinioni in merito alla squadra. Posso dire senza peccare di superbia di essere stato il primo a riconoscere le sue qualità. Ma Gila sarebbe diventato quello che è anche senza di me”.
SULL’ESPERIENZA A REZZATO: “Vivevamo in un hotel tra Brescia e Rozzato. Subentrammo alla quinta giornata e alla vigilia della prima partita scoprimmo che avevo una squalifica da scontare. Andò in panchina da solo, io gli stetti vicino dietro la recinzione. A fine gara aveva gli occhi stralunati e mi disse: ‘Questo è un mestiere da pazzi…'”.
SULLE QUALITA’ DI GILARDINO: “Sa leggere benissimo le partite. Me ne sono accorto stando con lui in panchina. Una volta stavamo perdendo 1-0 con la Pro Sesto e avevamo un uomo in meno. Nell’intervallo rivoluzionò la squadra e sembrò fossimo noi quelli in superiorità numerica. È una dote innata”.
SULLE VACANZE: “Se in questi giorni può aver staccato? Se lo conosco bene, non credo proprio. Sicuramente starà già pensando alla prossima stagione, la sua prima in Serie A. Tra poco dovrebbe arrivare l’annuncio della firma, ho grande fiducia in lui”.
DALLA POCA FAMA NOOSTANTE L’OTTIMA MEDIA PUNTI: “Credo che in parte dipenda da lui, che è sempre stato molto umile. Lo era anche da calciatore e quando è stato campione e ha vinto la Champions. Qualcosa mi sembra l’abbia fatto e sono sicuro sarà così anche da allenatore”.
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