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ESCLUSIVA, Gian Paolo Canepa: “Se penso al Genoa, penso a Milito”

Socio fondatore del Genoa Club di New York, ha parlato ai microfoni di Calciogenoa.it dell’operato del tecnico rossoblù

Genovese e genoano fin dai primi istanti di vita, Giovanni Canepa è uno dei soci fondatori del Genoa Club di New York: fondato il 22 maggio del 1991 presso il ristorante “Il Barolo” di Soho. Era l’anno della Coppa Uefa, un evento che rappresentò la miccia grazie alla quale si accese il desiderio di creare un punto di ritrovo newyorkese per tutti i cuori rossoblù presenti alla Grande Mela. Sono passati anni da quel giorno tanto storico e adesso Canepa passa la sua vita tra Genova e il Maine. Ovunque sta non può però mancare una cosa: il suo amato Grifone, che segue con passione in ogni sua partita. I microfoni di Calciogenoa.it hanno avuto la fortuna di parlare con lui. Ecco le sue dichiarazioni:

Com’è accaduto che da semplice tifoso ha deciso di diventare socio fondatore del Genoa Club di New York?
“Io sono sempre stato genoano, mia figlia è genoana e mio padre e mio nonno erano genoani. Genoani si nasce. Mio nonno andava a vedere le partite a Ponte Carrega ed era amico di un centrocampista del Genoa che si chiamava Aristodemo Santamaria. A New York non c’era un Genoa Club e il Genoa era andato in Coppa Uefa con Gasperini. Eravamo felicissimi e abbiamo deciso di crearlo. Romairone (allora presidente del club ndr.) conosceva tanta gente e ha deciso di metterli insieme. All’inizio saremmo stati una ventina. Dopo averlo fondato, abbiamo scoperto che, vicino a dove abitavo, c’era un piccolo bar con una targa d’ottone posta sulla porta d’ingresso su cui c’era scritto ‘Genoa Club’. Dentro c’erano tutte le fotografie degli inizi del Genoa. Quello era stato fondato nel ’23.  Adesso so che sono tanti e molto attivi. Negli Stati Uniti ho targato la macchina con la scritta “W Genoa” e ricordo che una volta ci ha superato un’altra macchina urlando ‘Forza Genoa'”.

Qual è il più bel ricordo del Genoa che le viene in mente?
“Io ricordo la prima partita che ho visto. Mi aveva portato mio zio ed eravamo in Gradinata Nord. Era Genoa-Inter e avevamo vinto per 2-1. Per l’Inter ricordo che aveva fatto gol Benito Lorenzi: un giocatore molto bravo che tutti chiamavano ‘Veleno’. Quella è stata la mia prima partita, era dopo la guerra e avrò avuto 15-16 anni. Ho poi visto un sacco di derby e il mio preferito è quello della tripletta di Milito. Me la ricordo come se fosse adesso!. Purtroppo non c’ero al derby di Branco. Ora però non riesco più ad andare allo stadio, quindi me le seguo da casa”.

Se pensa al Genoa, qual è il primo giocatore a cui pensa?
“Primo fra tutti Milito, ma anche Pruzzo. Al Genoa sono venuti tantissimi giocatori di livello. Purtroppo anche dei grandi bidoni”.

Arrivato per sostituire Blessin, Gilardino ha conquistato tutti con prestazioni di livello. Dopo 7 risultati utili consecutivi è arrivata però la prima sconfitta. Cosa pensa del lavoro del tecnico?
“Abbiamo visto tutti la partita di Parma. Hanno giocato come con Blessin, non hanno fatto un tiro in porta e solo passaggi inutili. È stata una brutta partita e non capisco perchè. Il Parma era gasato, avevano il fiato dei tifosi sul collo e hanno fatto la loro partita. Comunque non le si può vincere tutte. Questa sconfitta non mi preoccupa, ma bisogna vedere la gara con il Palermo. Se succede lo stesso allora si che ci si deve preoccupare. C’è un abisso tra Gilardino e Blessin, non capisco perchè non sia arrivato prima. Gila è una benedizione di Dio. Con il Benevento hanno fatto una partita splendida”.

Cosa mi dice di Coda?
“Coda ha fatto un sacco di gol perchè un uomo d’area. Lo servi in area e lui segna, ma se lo costringi ad andarsi a prendere il pallone non fa gol. Non è un giocatore che ti scarta l’avversario. Non ha sbagliato un rigore, lui sa esattamente dove mandare il pallone, lo si vede da come calcia. È molto bravo, ma gli servono dei giocatori capaci di dargli buoni palloni. Non è capace di prendere palla a centrocampo, a correre in area e a segnare. Dragus e Salcedo possono essere degli aiuti, speriamo. Gudmundsson e Aramu sono bravissimi. L’islandese è bravo a scartare l’uomo, ma ne scarta 1-2 poi lo buttano giù perchè è gracile. Ci vorrebbe un buon regista. Badelj è stato bravo, ma ora è troppo vecchio, può fare mezza partita. Dovevano prendere un regista nel calciomercato”.

L’arrivo di Criscito ha un po’ diviso la tifoseria, tra chi pensa che ormai il suo l’abbia fatto e chi invece ritiene che sia un valore aggiunto. Qual è la sua posizione?
“Criscito è Criscito. È una bandiera del Genoa e sono sicuro che tutti siano affezionati a lui. Se lo fai giocare ce la mette tutta e poi non gioca male. Essendo che ha una certa età lo vedo bene come esterno piuttosto che come terzino. L’esterno non deve farsi avanti e indietro per tutto il campo come il terzino. Non lo farei però giocare per 90 minuti, lo sostituirei al 20′ del secondo tempo”.

Domenica c’è stata la prima da titolare per Matturro, il quale non ha proprio brillato. Pensa sia troppo presto per il difensore?
“Innanzitutto è molto giovane, non possiamo pretendere chissà che cosa. Ha fatto la sua prima esperienza in un campionato italiano e penso possa fare bene in futuro, ma adesso non può certo essere titolare. È un giocatore di prospettiva, magari in futuro sarà fortissimo”.

La Serie B si è dimostrata un campionato complicato. Il Frosinone è sempre più distante, mentre la lotta con la Reggina è sempre più accesa. Inoltre bisogna tenere d’occhio le inseguitrici.
“Del Frosinone non ci deve importare nulla. Che vincano pure tutte le partite, tanto vince anche chi arriva secondo. Dobbiamo tenere d’occhio Reggina e Sudtirol. Per me l’importante è il secondo posto. Farsi del nervoso per il Frosinone è inutile. L’importante è che la Reggina continui a perdere. Noi dobbiamo vincere con Palermo e Modena. Soprattutto dobbiamo vincere in casa e non capisco tutta questa fatica. Con il Parma il rigore non c’era. È stato un impuntarsi dell’arbitro che, nonostante il VAR l’avesse chiamato per rivalutare la sua decisione, ha deciso di non fare un passo indietro per orgoglio”.

 

 

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