Vincenzo Torrente, leggenda del Genoa da giocatore, capitano e anche allenatore (per 5 partite), ha parlato in un’intervista concessa ai taccuini de Il Secolo XIX dopo la fine della sua esperienza da tecnico al Trapani. Ecco le sue parole,
Torrente: “Il Genoa è stato il mio grande amore”
“Fui convocato dalla nazionale di Serie C e durante una partita venni notato dal direttore sportivo rossoblù Spartaco Landini, persona eccezionale, che mi volle al Torneo di Viareggio. In quella squadra c’erano Eranio, Sbravati, Policano, Rotella, Picasso. Ad aprile feci una settimana di prove a Pegli. Dormivo nel convitto al piano di sopra della sede. Il campo era ancora in terra battuta. Poi a giugno mi presero in prima squadra. Il Genoa è stato il mio grande amore a livello calcistico. Sono orgoglioso di aver dedicato tutta la mia carriera al Genoa. Penso di aver sempre onorato e rispettato questa maglia. Ho avuto anche la possibilità di andare a giocare in squadre importanti come la Roma di Voeller o il Napoli di Maradona ma non ho mai forzato la mano per andare via perché volevo restare per sempre al Genoa. Il ricordo più bello le due partite contro il Liverpool, la soddisfazione di marcare sempre gli attaccanti più forti, da Maradona a Van Basten, da Voeller a Careca, e il campionato di B vinto con Scoglio. Il giorno più brutto? Quando è morto Claudio Spagnolo. Vedere un giovane morire per una partita di calcio è stato bruttissimo. Quel giorno ero capitano e dovetti comunicare insieme a Franco Baresi la notizia che la partita non si sarebbe giocata. Il Genoa di oggi? Bene aver confermato De Rossi. Spero che rimangano anche i tre centrali difensivi perché le squadre si costruiscono dalle fondamenta“.
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