Johan Vasquez ha fatto il suo rientro a Pegli, dove ha giĆ ricominciato ad allenarsi dopo il Mondiale. Ai microfoni de Il Secolo XIX ha rilasciato una lunga intervista in cui ha affrontato in particolare proprio il tema Mondiali con il suo Messico.
Mondiale in casa per Vasquez
“Bellissimo, ho vissuto un sentimento speciale. A inizio stagione scorsa me lāero immaginata cosƬ: fare bene con il Genoa, poi in nazionale e ho raggiunto gli obiettivi. I genoani mi scrivevano ogni giorno, tifavano per me e il Messico. Siamo usciti agli ottavi a testa alta con una grande squadra, lāInghilterra, che ha battuto pure la Norvegia di Leo”.
L’accoglienza di De Rossi
“Mi ha fatto i complimenti, mi aveva giĆ scritto. I suoi consigli mi hanno aiutato durante il Mondiale. Lui lāaveva giĆ vissuto, molto meglio di me (ride)… mi ha anticipato cose che poi ho provato. Mi ha spiegato che il tempo passa velocissimo, se sbagli la prima gara vai a casa in 9-10 giorni. E poi che dovevo controllare le emozioni e in effetti al debutto col Sudafrica erano cosƬ forti che quasi mi paralizzavo, perchĆ© non cāerano solo gli 80.000 sugli spalti, ma anche i 140 milioni di abitanti del Messico, i tanti connazionali che vivono negli USA e con un paese alle spalle non puoi sbagliare. Mi ha dato anche dei suggerimenti per i calci di rigore ma li tengo per me. Nel 2022 ero in panchina, avevo promesso alla mia famiglia che nel 2026 avrei vissuto il Mondiale giocando. Ora volto pagina e ripeto la promessa per il 2030: cāĆØ il nuovo CT, Marquez, ĆØ un mio idolo”.
Nuovi stimoli con il Genoa
“Io non so fare lanci da 40 metri con il mancino, non sono un colosso alto 1,95. Io devo giocare con āil martello e la pietraā, me lo dico sempre in spagnolo. Quando sono arrivato a 22 anni in Italia pensavo di sapere giĆ tutto del calcio, che giocare qui o in Messico era uguale ma sbagliavo. Ora conosco meglio i miei limiti, so che non devo mai mancare nellāatteggiamento, la maglia deve essere sempre sudata. Ok, ho vissuto un anno da sogno tra Genoa e Messico. Ora voglio di più, con la stessa fame, arrivare più in alto possibile con il Genoa, perchĆ© no, in Europa, credo che i tifosi sognino come me. Ma partendo con umiltĆ , dalla base, evitando la retrocessione, dando il massimo gara dopo gara per proseguire il percorso iniziato a novembre scorso con De Rossi”.
La difesa resta la stessa
“SarĆ un vantaggio, conosco Ostigard dal primo anno al Genoa, con Marcandalli ho giocato un anno. Lāamicizia, conoscere rispettivi limiti e pregi, ci rende più forti. Dove non arrivo io cāĆØ un altro e viceversa. Difendere bene serve poi a dare fiducia a chi sta davanti e deve fare gol. I nuovi acquisti? Il mister parla inglese ed ĆØ molto umano, li aiuta e da capitano lo faccio pure io, ricordandogli di avere la mente aperta, libera, per imparare”.
La fatica non si sente?
“La sento, non la puoi nascondere, non ci sono segreti. Ma la mia mentalitĆ ĆØ che da bambino vedevo i miei genitori alzarsi alle 5 di mattina per andare in strada a lavorare e non farci mancare mai da mangiare. Io vivo un privilegio, un lusso, faccio quello che amo, gioco, ho la famiglia in salute, il sacrificio era quello che facevano i miei. E i loro sforzi mi danno la forza per non mollare mai. A fine campionato eravamo salvi, potevo chiedere a volte di riposare ma ho detto alla societĆ e al mister che volevo giocare sempre. I compagni e i tifosi lo hanno capito. Potevo sbagliare per stanchezza ma cāero”.
Primo anno da capitano per Vasquez
“Da giovane vuoi essere protagonista, gol, assist, vincere il man of the match, da capitano ci metti la testa, la faccia ma poi lasci gli applausi ai compagni. Mi ha insegnato questo. Lāambizione resta però più che essere il migliore, voglio aiutare i compagni a migliorare, dal bomber al difensore accanto a me. Ma mi viene tutto naturale, come il bacio dato alla fascia dopo quel gol al Milan, che grazie a Dio ĆØ arrivato dopo un anno senza gol”.
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