Vincenzo Torrente, ex difensore e bandiera del Genoa, ai taccuini de Il Secolo XIX ha ricordato la tragica scomparsa di Vincenzo Claudio Spagnolo in occasione di Genoa-Milan del 1995, alla vigilia del trofeo che, domani al Ferraris, si giocherà in onore del tifoso scomparso. Nell’occasione, Torrente ha anche ricordato Franco Baresi, capitano del Milan scomparso pochi giorni fa, che in quell’occasione comunicò insieme a lui la volontà delle due squadre di non riprendere il gioco dopo la diffusione della notizia. Ecco le sue parole.
Torrente: “Mi fa piacere che si rigiochi il Trofeo Spagnolo. Non bisogna dimenticare quello che è successo”
“Quando rientrammo in campo dopo l’intervallo, venne uno steward a dirmi che i ragazzi della Nord mi volevano parlare. Noi calciatori non sapevamo niente di quanto fosse successo, andai sotto la gradinata e i tifosi mi dissero che era morto uno di loro. Rimasi scioccato. Poi rientrai a centrocampo e comunicai all’arbitro e ai dirigenti la richiesta dei tifosi di non giocare. La dirigenza e lo stesso arbitro mi chiesero di tornare una seconda volta a parlare sotto la gradinata probabilmente per prendere tempo, ma ormai sapevamo quello che era successo e in pratica non ci andai. Io e Baresi nella postazione dello speaker per annunciare che non avremmo ripreso a giocare? Sì, lui mi accompagnò, ma quella era una cosa che dovevo fare io, era giusto così. È stata la giornata più brutta e triste dei miei 15 anni al Genoa, la ricordo sempre. È assurdo morire a 24 anni per una partita di calcio. Mi fa piacere che si rigiochi il Trofeo Spagnolo, non bisogna dimenticare quello che è successo. Quando vincemmo a Wembley il Torneo Anglo-Italiano dedicai la vittoria a “Spagna” perché in Inghilterra c’era anche suo papà Cosimo. Fu lui a dirmi che ero un idolo di suo figlio, avevamo anche lo stesso nome. Dentro la sua bara misero una maglia col mio nome. Questa cosa mi colpì molto e mi fece molto piacere. A Baresi mi accomuna il senso di appartenenza, lui è stato per vent’anni una bandiera del Milan, io per quindici anni del Genoa. Eravamo due leader silenziosi e di esempio. È stato un grande uomo e un grande campione“.
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