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Portanova allo stadio, il mondo femminile si divide

Il centrocampista rossoblù ha assistito alla partita del Genoa dalla tribuna, ma la sua presenza non è passata inosservata, creando forti polemiche

Prima convocato per la sfida contro il Sudtirol nonostante la sentenza di pochi giorni fa che l’ha ritenuto colpevole in primo grado per violenza sessuale di gruppo e condannato a sei anni di reclusione, Manolo Portanova è stato mandato in tribuna. La motivazione ufficiale da parte della società sarebbe stata per scelta tecnica, visto che il centrocampista rossoblù non ha potuto allenarsi a dovere visti gli impegni giuridici. Leggendo tra le colonne de Il Secolo XIX, la sua presenza allo stadio non è passata inosservata e ha alimentato forti critiche da parte del mondo femminile che però si è ritrovato diviso in due fronti: chi crede che sia stato inaccettabile che il Genoa abbia permesso al giocatore di presentarsi allo stadio; chi pensa che, in quanto sia stato accusato in primo grado, stia alla coscienza del ragazzo capire se fosse giusto o meno andare alla partita.

Tra chi condanna questa scelta c’è la deputata e segretaria regionale del Partito Democratico ligure Valentina Ghio che afferma: “Deve esserci maggiore responsabilità. Non entro nel merito di giudizio e sono consapevole dei vincoli contrattuali della società, ma credo sia necessario dare maggior attenzione all’impatto che questa vicenda ha avuto vista la forte influenza di cui il calcio gode soprattutto sui giovanissimi. Soprattutto in un periodo storico nel quale le violenze sulle donne sono in aumento”. Anche la sindaca di Rossiglione e vicesegretaria del Pd genovese, Katia Piccardo, si rivela sulla stessa linea della politica: “La presenza di Portanova allo stadio è stata inopportuna, era assolutamente da evitare considerata la forte vetrina che è il calcio”.

Di mentalità diversa è invece il centrodestra, dove le rappresentanti femminili non vedono la comparsata del giocatore come qualcosa di inaccettabile. “La condanna è in primo grado, quindi ne servono altri due prima di arrivare ad un giudizio definitivo” afferma Simona Ferro, assessore regionale con delega allo sport “Fino a quando non sarà condannato in terzo grado, Portanova sarà innocente e libero di allenarsi e giocare”. Per Ilaria Cavo di Noi Moderati “la sentenza non è passata in giudicato, se la sua coscienza gli dice quindi di andare in tribuna o di giocare, che lo faccia. Lo Stato pensi invece al bene della ragazza”. Secondo la consigliera regionale del centrodestra, Lilli Lauro la colpa è esclusivamente della società rossoblù: “Sono garantista, ma il Genoa doveva capire l’importanza del fatto. Non può comportarsi come se questi ragazzi facciano dei lavori normali”.

Durissima è invece la reazione dell’associazione femminista ‘Non una di meno’, che in una nota scrive: “Il silenzio della società e della tifoseria sulla vicenda è assordante. La domanda principale è se la giovane promessa potrà tornare a giocare, perchè con quello che è costato sarebbe un peccato perderla. Chi nega la violenza, a qualsiasi livello, è complice”. Il messaggio è stato poi condiviso dall’ex candidata e sindaca di Genova per il Partito Comunista e della Sinistra Anticapitalista Antonella Marras. Fabiana Cilio invece si rivela garantista, affermando come “in qualità di penalista, sono per la presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva. Da qui all’ultimo grado potrebbero passare anche due anni e la condanna potrebbe essere confermata, oppure cancellata. Fino ad allora, Portanova è libero di fare quello che vuole”.

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